
Ciclabili ad ostacoli, la Torino a due ruote dal punto di vista degli utenti.
Aiutiamo i tecnici a progettare meglio le strade per le biciclette.
Le schede ciclabili non vogliono fornire indicazioni prettamente tecniche ma focalizzare l’attenzione sulle esperienze e sull’effettivo utilizzo da parte degli utenti mettendo in evidenza pregi e difetti riscontrati abitualmente.
Le schede grafiche schematizzano con immagini, caratteristiche principali, pregi e difetti ogni pista ciclabile grazie ad una sintesi delle risposte degli utenti che hanno compilato il questionario.
RIEPILOGO RISULTATI su 300 risposte (https://docs.google.com/spreadsheet/viewform?formkey=dDlzNDZaQ3BzZU1QMU13dEZaR1ZOb0E6MQ)
Gli utenti, grazie al questionario, hanno espresso un giudizio a tratti fortemente, a tratti parzialmente negativo rispetto al servizio della “ciclabilità” a Torino e hanno focalizzato l’attenzione in maniera preponderante sulle piste ciclabili urbane.
La valutazione media del servizio della “ciclabilità” (scala 0 – 10, qualità, sicurezza, percorribilità, connessione / rete, estensione, ecc.. ) è 5,1
La valutazione media specifica del parametro sicurezza delle ciclabili riportate è: 5,9
La valutazione media specifica del parametro percorribilità (facilità nel seguire il tracciato, raggiungibilità, indicazioni visibili, adeguatamente larga, ben connessa..) delle ciclabili riportate è: 5,2
Sintesi difetti:
Difetti e problematiche generali messe in risalto dagli utenti:
- Mancanza di una visione globale del servizio e delle infrastrutture in termini strategici. Mancanza di un metodo tecnico – progettuale coerente. Guardare oltre gli aspetti quantitativi relativi ai Km di piste ciclabili. La ciclabilità deve essere definita sotto la logica di “servizio” e deve comprendere una visione di insieme che guarda all’urbanistica, alla viabilità , al verde, alla sicurezza stradale (zone 30, traffic calming, parcheggi, facilitazioni, ecc..)
- Permane l’idea che le infrastrutture per la mobilità ciclabile rappresentino una concessione per i ciclisti e non un servizio di viabilità – trasporto che porta vantaggi ambientali, sociali, economici alla città ed ai cittadini (come il servizio di trasporto pubblico serve a ridurre i danni del traffico).
- Incapacità di approfondire le problematiche relative ai conflitti fra utenti della strada: non si studiano soluzioni adeguate ad attenuare i conflitti (sicurezza, mancanza di percorsi, infrazioni, doppia fila, ecc). In alcuni casi si amplificano (ciclo-pedonali strette e poco segnalate).
- L’obiettivo dovrebbe essere aumentare la percentuale relativa alla modalità di trasporto, non solo “tutelare” i ciclisti esistenti o aumentarne il numero assoluto. Attrarre nuovi utenti o aumentare la modalità attraverso un servizio efficiente: le ciclabili urbane sono poco percorribili, poco scorrevoli, poco riconoscibili, poco segnalate, poco raggiungibili quindi attraggono poco.
- Incapacità (tecnica e politica) di adottare e adattare i tantissimi modelli positivi Europei. Copenhagen fra le città più citate (40% di modalità di trasporto su bicicletta).
Difetti peculiari delle piste ciclabili:
- Sosta / parcheggio sulla sede ciclabile o auto in doppia fila rappresentano un problema serio per l’incolumità e un limite reale all’uso della bicicletta. Incerte (non pervenute secondo gli utenti) le contravvenzioni mentre il disagio e i rischi aumentano ( Via Cavour, via Principe Amedeo, Via Verdi, Corso Galileo Ferraris, Via Badini, Corso Francia, Corso Marconi le più inutilizzabili)
- Mancanza di coesione, connessione e continuità fra le piste su tutta la superficie Torinese.
- Interi quartieri tagliati fuori e totalmente insicuri (Torino nord, parte di Torino Ovest, area Corso Peschiera, alcune delle segnalazioni)
- Piste che terminano in punti pericolosi senza segnalazioni e raccordi con altre piste.
- Gli incroci sui corsi sono mal gestiti, non sono rettilinei. L’attraversamento su controviale con triplo attraversamento semaforico vanifica continuità e scorrevolezza. L’attraversamento che vira sul marciapiede è macchinoso e aumenta i conflitti fra pedoni e biciclette (molti ciclisti preferiscono continuare sul controviale). Es. Corso Re Umberto.
- Troppi cambi di tipologia sul medesimo percorso (prima promiscua, poi separata a fianco marciapiede, poi interrotta, poi separata a centro carreggiata). La discontinuità vista come gravissimo difetto. Es. Corso Vittorio
- Le piste fra centro carreggiata e parcheggio a pettine o fra le due carreggiate presentano problemi di sicurezza per raggiungerle (meglio quelle su sede propria, separata, a fianco del marciapiede) e difficoltà a percorrerle in modo retto. Es. corso Duca degli Abruzzi. Meglio monodirezionali (protette) sui due lati della carreggiata rispetto alla bidirezionale su un lato solo (migliora la raggiungibilità)
- Sedi dissestate e spesso ricoperte da foglie, neve, rifiuti. Vengono sistemate molto raramente.
- Ciclopedonali troppo conflittuali. Devono essere segnalate meglio (colorazione, superficie, segnaletica). (Es. Lungo Po Diaz. Via Livorno )
- Si lavora poco sull’intermodalità, manca sinergia fra i diversi mezzi di trasporto (rastrelliere, parcheggi fronte metropolitana, bici e metrò, ecc)